Perché continuiamo a leggere l’Iliade? Che cosa ha ancora da dirci un poema che racconta di una guerra tra popoli così distanti da noi? Sono passati tanti anni da quando Maria Grazia Ciani, grecista tra le più note in Italia, ha dato alle stampe le sue traduzioni dei testi omerici che hanno fatto scuola. Oggi, tornando a quell’esperienza, cerca un dialogo con tutti coloro che si accostano oggi a questo testo fondativo della civiltà occidentale. Nelle lettere indirizzate a un giovane studente, mette a disposizione il sapere di chi ha dovuto adattarsi al «passo guerriero» del canto epico per penetrarne i tanti misteri e cogliere tutti i possibili significati racchiusi in ogni particolare. Mescolando riflessioni e racconto, l’autrice porta alla luce aspetti su cui si è soliti sorvolare e ci invita a guardare con altri occhi le vicende di Achille, Ettore, Elena, Agamennone, Priamo, Paride. Dei ed eroi, amicizia e vendetta, timori e ideali, curiosità e similitudini con la storia recente affiorano dalla ricostruzione di duelli e dialoghi controversi, in cui, come nella vita, non sempre è facile distinguere tra vittime e carnefici. Ed è proprio qui che Ciani ci sfida tutti a «sentire» e «vedere» il poema più ricco ed elaborato della letteratura classica, difficile da interpretare come difficile è orientarsi nei complicati scenari della nostra epoca.