Potere e passioni dilaniano le grandi dinastie dell’antica Grecia, e la storia degli Atridi è un archetipo di faida familiare: Agamennone, di ritorno dalla guerra di Troia, viene ucciso dalla moglie Clitennestra e dal suo amante Egisto. La loro figlia Elettra, mossa da un’implacabile volontà di vendetta, arma la mano del fratello più giovane Oreste contro la coppia assassina, e diventa istigatrice e complice di un omicidio a cui la parentela aggiunge i crismi dell’efferatezza e dell’orrore. Eschilo porta in scena questa storia nei tre drammi di cui si compone l’Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi); ma sono Sofocle ed Euripide a ripercorrere la vicenda focalizzando la loro attenzione su Elettra, vera protagonista di una macchinazione fomentata da un grumo di sentimenti repressi: amore e odio, umiliazione e desiderio di rivalsa, rancore e gelosia. Una tragedia fondata su luoghi comuni offre ai posteri un credito inesauribile: tra le innumerevoli rielaborazioni di questa storia, spicca l’Elettra selvaggia e passionale di Hofmannsthal, che scava nei labirinti segreti del dramma di Sofocle nel tentativo di estorcere alla sua apparente impassibilità le turbe di un inconscio ancora inesplorato. Realista e disincantata è invece l’Elettra di Yourcenar, che guarda a Euripide ma lo ricrea attraverso lo svuotamento delle maschere sceniche, riportando alla luce i volti nella loro nuda apparenza di verità.