Elettra

Elettra

Variazioni sul mito

pp. 256, 1° ed.
9788829795352
Potere e passioni dilaniano le grandi dinastie dell’antica Grecia, e la storia degli Atridi è un archetipo di faida familiare: Agamennone, di ritorno dalla guerra di Troia, viene ucciso dalla moglie Clitennestra e dal suo amante Egisto. La loro figlia Elettra, mossa da un’implacabile volontà di vendetta, arma la mano del fratello più giovane Oreste contro la coppia assassina, e diventa istigatrice e complice di un omicidio a cui la parentela aggiunge i crismi dell’efferatezza e dell’orrore. Eschilo porta in scena questa storia nei tre drammi di cui si compone l’Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi); ma sono Sofocle ed Euripide a ripercorrere la vicenda focalizzando la loro attenzione su Elettra, vera protagonista di una macchinazione fomentata da un grumo di sentimenti repressi: amore e odio, umiliazione e desiderio di rivalsa, rancore e gelosia. Una tragedia fondata su luoghi comuni offre ai posteri un credito inesauribile: tra le innumerevoli rielaborazioni di questa storia, spicca l’Elettra selvaggia e passionale di Hofmannsthal, che scava nei labirinti segreti del dramma di Sofocle nel tentativo di estorcere alla sua apparente impassibilità le turbe di un inconscio ancora inesplorato. Realista e disincantata è invece l’Elettra di Yourcenar, che guarda a Euripide ma lo ricrea attraverso lo svuotamento delle maschere sceniche, riportando alla luce i volti nella loro nuda apparenza di verità.

Autori

(Vienna 1874-Rodaun 1929), scrittore, poeta e drammaturgo, testimone lucido ma addolorato della dissoluzione dell’Impero asburgico e della crisi politico - culturale europea del primo Novecento. Tra le sue numerose opere: La morte di Tiziano (1892), Lettera di Lord Chandos (1902), Elettra (1903), Edipo e la Sfinge (1905), Il cavaliere della rosa (1911), Arianna e Nasso (1912), La donna senz’ombra (1916), La torre (1925 - 27).
nasce nel 480 a.C. a Salamina e muore nel 406 in Macedonia, alla corte del re Archelao. Scarse sono le notizie concrete sulla sua vita, molte le leggende fiorite sul suo conto. Poco amato – perché poco capito – dal pubblico contemporaneo, ebbe una grande fortuna postuma e fu il più letto e il più conosciuto dei tre grandi tragici greci nel corso dei secoli. Della sua vasta produzione (gli si attribuiscono una novantina di drammi) sono pervenute a noi diciassette tragedie (Alcesti, Medea, Ippolito, Eraclidi, Supplici, Andromaca, Ecuba, Elettra, Eracle, Ione, Troiane, Ifigenia in Tauride, Elena, Fenicie, Oreste, Ifigenia in Aulide, Baccanti) e un dramma satiresco, il Ciclope. Di incerta attribuzione è il Reso.
nasce nel 497-496 a.C. a Colono, nei pressi di Atene, e muore nel 406. Legato alla storia della città – allora al suo apogeo – anche da impegni di carattere politico (fu stratego insieme a Pericle durante la guerra di Samo), il suo nome si colloca idealmente al centro della grande triade dei tragici ateniesi, fra Eschilo ed Euripide. A lui si devono alcune innovazioni drammaturgiche, come l’utilizzo sistematico del terzo attore e l’aumento del numero dei componenti del coro. Amato dal pubblico, celebrato in numerose vittorie e ricordato da morto con l’istituzione di un culto, dei moltissimi drammi da lui composti si sono conservati solo sette titoli (Aiace, Trachinie, Antigone, Elettra, Edipo re, Filottete, Edipo a Colono), insieme a un frammentario dramma satiresco (I segugi).